La leggenda del ‘Bocolo’

Abbiamo oramai concluso questo weekend graziati dal sole, a dispetto delle previsioni meterologiche che davano jesolo sotto la pioggia. Il weekend del 25 aprile è per noi importante, in quanto il 25 aprile è la Festa di San Marco, il patrono di Venezia.Dei clienti sono venuti a trovarmi e mi hanno portato tre bei boccioli di rosa secondo l’ usanza tutta veneziana del 25 aprile di regalare all’amata il ‘bocolo’ come si dice a Venezia.E da questo regalo, mi è venuta voglia di capire perchè a a Venezia c’è quest’usanza.Si narra che nell’800, la figlia del Doge fosse amata e ricambiasse un giovane di umili origini, Tancredi. Il Doge, data la disparità di origini, era contrario all’amore dei due.La fanciulla consiglia all’amato di andare a combattere contro i Turchi per mostrare il suo valore e venire poi accettato dal padre, ma il giovane Tancredi muore in battaglia accasciandosi su un roseto. Prima di morire coglie una rosa diventata rossa per il sangue e chiede ad un suo compagno di portarla all’amata.La giovane, ricevuta la notizia ed il bocciolo, si suicida ed il 25 aprile viene trovata morta con il bocciolo sul pettoStoria triste di amori di un tempo, di guerrieri, di armi, di sangue blu e battaglie… ma oggi, se io chiedessi a qualcuno di andare a combattere per me, secondo Voi, ci andrebbe ?Mi sorge un fortissimo dubb

Il Carnevale di Oggi e il Carnevale di Ieri

Il Carnevale di Venezia, se non il più grandioso, è sicuramente il più conosciuto per il fascino  romantico e d’altri tempi che ancora emana . Sono trascorsi 900 anni dal primo documento che fa riferimento a questa famosissima festa. Sotto il Doge Vitale Falier, già dal 1904  si trovano citazioni dei divertimenti della Serenissima prima dell’inizio della Quaresima, ma  il carnevale diventa Festa Pubblica nel 1296.
Il Carnevale non  nasce però a Venezia; le sue origini sono pagane e risalgono ai culti ancestrali  di passaggio dall’inverno alla primavera, culti di tante Società, basta ricordare i Saturnalia latini o i culti dionisiaciLa base è una: le classi dirigenti lasciavano il popolo libero da freni, davano al popolo la libertà di sfogo , la libertà di burlarsi dei potenti indossando maschere sul volto. Una utile valvola di sfogo per tenere sotto controllo le tensioni sociali sull’esempio del “Panem et Circenses” latino.Un tempo il Carnevale consentiva ai Veneziani di lasciar da parte le occupazioni per dedicarsi totalmente ai divertimenti:  si costruivano palchi nei campi principali e la gente accorreva per ammirare i giocolieri, i saltimbanchi, gli animali danzanti, gli acrobati; trombe, pifferi e tamburi. I venditori ambulanti vendevano frutta secca, castagne e fritòle (le frittelle) o crostoli e galani. 
La Serenissima è sempre stata nota per il Suo amore incondizionato per il divertimento, per il gioco (ricordate i Ridotti i casinò del tempo dove potevano entrare e giocare persino le donne ) e per il piacere (ricordiamo la calle delle Stue , i vecchi bordelli che Stue si chiamavano, con la casa Ca’ Rampani dove venivano accolte le prostitute a cui la Famiglia Rampani aveva dato per l’appunto una delle loro proprietà , Casa Rampani per accoglierle) E a Carnevale, coperti dalla maschera  si dava libero sfogo all’irresponsabilità, al tutto e oltre: il mondo sembrava non opporre più resistenza i desideri diventavano realizzabili e non c’era pensiero o atto che non fosse possibile. Questa era Venezia nel Settecento, il secolo che, più di ogni altro, la rese luogo dalle infinite suggestioni e patrimonio della fantasia del mondo. La Venezia del Settecento era la città del Casanova, un mondo superficiale, festante, decorativo e galante, la città di Carlo Goldoni che ben disegnava la Sua meravigliosa Città e la Sua filosofia  festaiola , soprattutto durante il Carnevale
“Qui la moglie e là il marito Ognuno va dove gli par Ognun corre a qualche invito, chi a giocar chi a ballar”.Nell’Ottocento, il Carnevale perde un po’ in goliardìa e spirito carnale per immergersi nel Romanticismo, per attraversare poi un momento down con la caduta della Serenissima e l’occhio sospettoso dell’occupazione francese e austriaca. In questo momento  di calo, la tradizione viene tenuta viva nelle isole .Verso la fine del 1970, i Veneziani riprendono il loro Carnevale e lo fanno rivivere , il carnevale è nelle loro viscere, la Serenissima aleggia sempre su Venezia , la si sente, la si capta e  il carnevale era una Sua espressione goliardica Nel nel 1979. Il Comune di Venezia, il Teatro La Fenice, l’azienda provinciale di soggiorno e la Biennale prepararono un programma di 11 giorni lasciando anche molto spazio all’improvvisazione e alla spontaneità senza dimenticare un supporto logistico con mense e alloggi a prezzi accessibili.Ringraziamo i veneziani d’essere così profondamente radicati nelle loro Origini, e di averci ridato questi meravigliosi giorni. Le vetrine delle pasticcerie diventano una tentazione irresistibile fra frittelle di ogni tipo, fra dolci veneziani, galani, crostoli , per le calli della città ti passano accanto maschere meravigliose, perse nel tempo, sospese fra l’oggi e ieri, i bacari (i bar tipici veneziani) dispensano vino, cichetti ( polpettine, baccalà mantecato su crostini, sarde in saor, tutti stuzzichini della tradizione veneziana), spritz  in un’atmosfera di tasso alcolico estremamente elevatoFeste private nei palazzi veneziani, dame e damerini in costumi sfarzosi che sorseggiano la cioccolata calda nei caffè di Piazza San Marco o che ‘ciacolano’ (chiacchierano in veneziano) accomodati pigramente e nobilmente negli hotels veneziani, feste in piazza, festa all’Arsenale : aria di festa e di allegria che pervade ed invade l’intera laguna di cui Venezia è e sempre resterà il gioiello più prezioso.Io stessa non posso mai mancare al carnevale di Venezia anche se vivo a Jesolo  e Jesolo offre il Suo Carnevale con la sfilata dei carri allegorici e le feste di carnevale, gli hotels a Jesolo che aprono a carnevale proprio come base più economica per raggiungere Venezia . E quest’anno più che mai ho vagato con amici conosciuti in vacanza fra le calli di gente mascherata  e leggevo nei loro occhi la gioia, lo stupore, il calore che Venezia ti sa donare con la sua goliardìa… per me è quasi normale, ma per loro, come primo Carnevale vissuto a Venezia, era una sorpresa continua e gli occhi roteavano alla fine della serata fra alcol, bellezza estrema e divertimento Anche per quest’anno il carnevale è finito ed ora tutti noi purghiamo i nostri eccessi con la Quaresima